{"id":621,"date":"2026-09-13T19:26:53","date_gmt":"2026-09-13T17:26:53","guid":{"rendered":"https:\/\/cssvanzaghello.org\/wp\/?p=621"},"modified":"2026-09-13T19:27:04","modified_gmt":"2026-09-13T17:27:04","slug":"24a-domenica-t-ord-non-dovevi-anche-tu-aver-pieta-anno-a-mt-1821-35-rito-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cssvanzaghello.org\/wp\/?p=621","title":{"rendered":"24a Domenica T. Ord. \u2013 Non dovevi anche tu aver piet\u00e0? &#8211; Anno A \u2013 Mt 18,21-35 &#8211; Rito Romano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mt 18,21-35<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel tempo, Pietro si avvicin\u00f2 a Ges\u00f9 e gli disse: \u00abSignore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovr\u00f2 perdonargli? Fino a sette volte?\u00bb.<br>E Ges\u00f9 gli rispose: \u00abNon ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli \u00e8 simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poich\u00e9 costui non era in grado di restituire, il padrone ordin\u00f2 che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e cos\u00ec saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: \u201cAbbi pazienza con me e ti restituir\u00f2 ogni cosa\u201d. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasci\u00f2 andare e gli condon\u00f2 il debito. Appena uscito, quel servo trov\u00f2 uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: \u201cRestituisci quello che devi!\u201d. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: \u201cAbbi pazienza con me e ti restituir\u00f2\u201d. Ma egli non volle, and\u00f2 e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l\u2019accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell\u2019uomo e gli disse: \u201cServo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perch\u00e9 tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver piet\u00e0 del tuo compagno, cos\u00ec come io ho avuto piet\u00e0 di te?\u201d. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finch\u00e9 non avesse restituito tutto il dovuto. Cos\u00ec anche il Padre mio celeste far\u00e0 con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Omelia<\/strong><br><em>Padre Federico Macchi, L.C.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torniamo sul tema del perdono. Se da una parte \u00e8 una delle pratiche pi\u00f9 difficili della vita cristiana, dall\u2019altra non sembra che ne percepiamo abbastanza la necessit\u00e0. Capita di trovare persone bloccate nella vita spirituale, che non progrediscono nonostante tanto impegno e sforzo, almeno finch\u00e9 non si chiede loro se abbiano ancora qualcuno da perdonare. Dal momento in cui lo fanno, la vita spirituale prende subito slancio. Ci inganniamo facilmente pensando di avere il diritto di disprezzare o giudicare il fratello. Un po\u2019 come Pietro in questo brano, chiediamo quale sia il limite delle malefatte che dobbiamo dimenticare. Non ci capita forse di dire: \u00abUna volta s\u00ec, ma la seconda, o la terza, no\u2026\u00bb? La domanda di Pietro \u00e8 molto umana: fino a quale limite?<br>I rabbini, che qualcosa del perdono avevano intuito, discutevano se fosse giusto il limite di tre o quattro volte. Pietro, che sta con Ges\u00f9 da un po\u2019 di tempo, ha capito che il Maestro chiede di pi\u00f9 e propone sette. Eppure la risposta di Ges\u00f9 \u00e8 che un limite non c\u2019\u00e8: non fino a sette, ma fino a settanta volte sette. E potremmo chiederci: quante volte abbiamo perdonato davvero di cuore? Magari nostro padre o nostra madre. O colui che ci ha soffiato la ragazza. L\u2019amico che ci ha tradito. O, al momento di dividere l\u2019eredit\u00e0, quel parente che ha fatto quel raggiro. Quante divisioni si vedono stando dal lato del sacerdote! E ancora, quello che ci ha soffiato il posto sul lavoro. Ognuno di noi potrebbe aggiungere i propri esempi. Ma siamo riusciti a perdonare davvero, almeno una volta, dal profondo del cuore?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi possiamo vedere questa assenza di limite come una grande fatica, e questo succede se volgiamo lo sguardo solo su noi stessi, sulla piccola morte che ogni atto di perdono richiede. Eppure, se ci pensiamo bene, \u00e8 una grande consolazione. S\u00ec, perch\u00e9 se non ci fosse Dio che non si stanca mai di perdonarci, ciascuno di noi sarebbe perduto. Quante volte abbiamo cercato la Misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione? E se c\u2019era anche solo un po\u2019 di attrizione, il perdono l\u2019abbiamo sempre incontrato! Quante volte abbiamo confessato lo stesso peccato&#8230; Non finiremmo mai di ringraziare Dio se solo pensassimo al fatto che Egli non tiene la contabilit\u00e0 dei nostri sbagli. Avesse detto: \u00abOrmai \u00e8 la quarta volta, ora basta!\u00bb, la nostra situazione sarebbe ben diversa. Ed \u00e8 questo il motivo per cui anche noi, come quel servo che doveva diecimila talenti, siamo chiamati a perdonare. Non c\u2019\u00e8 persona umana che possa restituire da sola un debito spaventoso come diecimila talenti. Se questo ci viene condonato, \u00e8 per pura bont\u00e0 di Dio, che non \u00e8 un calcolatore. La giustizia umana, quella che fa corrispondere ad ogni cosa il giusto prezzo, reclama. Eppure, se qualcosa in noi reclama contro il fratello, ricordiamoci che siamo noi i primi beneficiari del fatto che la giustizia sia stata superata dalla Misericordia. Forse ai nostri occhi il torto ricevuto dal fratello sembra enorme. Ma conta anche considerare chi \u00e8 la persona offesa: non \u00e8 lo stesso offendere uno sconosciuto, un amico, un genitore o il coniuge. A parit\u00e0 di gesto, la gravit\u00e0 cambia a seconda della relazione che ci lega all&#8217;altro. Se ricordiamo che in ogni peccato in ultima analisi offendiamo Dio, va da s\u00e9 che la misura del debito accumulato sia qualcosa che non potremo mai colmare da soli. Cos\u2019\u00e8 dunque il debito che il fratello ha nei nostri confronti? Cento denari. Una cifra non irrisoria (circa quattro mesi di stipendio), ma nulla in confronto all&#8217;incalcolabile debito che ci \u00e8 stato condonato. Il servo della parabola esce dalla presenza del padrone perdonato, ma incontra il suo compagno come se quel condono non fosse mai avvenuto. Ha ricevuto la misericordia, ma non ha lasciato che la misericordia ricevuta trasformasse anche il suo sguardo verso l&#8217;altro. Al termine del capitolo 18 di Matteo, dedicato al perdono, quest\u2019ultima parabola di Ges\u00f9 risponde alla nostra domanda profonda: \u00abPerch\u00e9 mi \u00e8 tanto difficile perdonare?\u00bb. Il vangelo di oggi ci risponde: \u00ab\u00c8 per una mancanza di memoria e di gratitudine verso Dio, che ti ha gi\u00e0 perdonato qualcosa di ben pi\u00f9 grave\u00bb. Perdonare non significa dire che il male non sia accaduto, n\u00e9 che non abbia avuto conseguenze dolorose. Significa rinunciare a fare del male ricevuto la misura definitiva del nostro rapporto con il fratello. E non si ribadir\u00e0 mai abbastanza l\u2019importanza di questo gesto difficile. Il problema non \u00e8 che \u00e8 difficile, il punto \u00e8 che \u00e8 necessario. Nella parabola il servo che non perdona finisce in prigione, bloccato nel proprio livore. Lo chiediamo ogni volta nel Padre Nostro: \u00abRimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori\u00bb, perch\u00e9 il perdono \u00e8 circolare: per custodirlo nel cuore, bisogna donarlo. Quel gesto difficile cui il Signore ci invita oggi \u00e8 anche la nostra libert\u00e0. Finch\u00e9 non riusciamo a perdonare, il torto subito ci accompagna ogni giorno. E non importa se le persone interessate non ci sono pi\u00f9. Vivendo con quella rabbia e quel giudizio portati dentro non risolviamo niente: l\u2019unico effetto \u00e8 di avvelenare la nostra vita. Ecco l\u2019altra circolarit\u00e0 del perdono: perdonare significa non essere pi\u00f9 prigionieri del male ricevuto. I primi beneficiari siamo noi: la nostra vita, il nostro cuore che si libera da un veleno. E questa leggerezza nasce dal guardare in modo nuovo i nostri fratelli. Il giudizio non spetta a noi: c\u2019\u00e8 Dio che giudicher\u00e0 in modo perfetto nel giorno stabilito. E cos\u00ec, senza negare il torto subito, invece di vivere nella condanna del fratello, impariamo a chiedere che presto o tardi anche lui sia raggiunto dalla Misericordia di Dio. Dio infatti non ne vuole la condanna, ma la salvezza; cos\u00ec come vuole la nostra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mt 18,21-35 In quel tempo, Pietro si avvicin\u00f2 a Ges\u00f9 e gli disse: \u00abSignore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovr\u00f2 perdonargli? Fino a sette volte?\u00bb.E Ges\u00f9 gli rispose: \u00abNon ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. 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