Gv 10,1-10
In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale
da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle
pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna
per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina
davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non
conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo:
«In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti
prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la
porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché
abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Omelia
Padre Federico Macchi L.C.
La quarta domenica di Pasqua ci sposta dal gusto puro della Risurrezione, che abbiamo
contemplato nelle prime tre domeniche dopo Pasqua, al ritmo concreto della vita risorta. Oggi
possiamo contemplare come Cristo ci guida: non è un generale che impartisce ordini da una scrivania o che comanda da lontano, ma un pastore che cammina nel fango insieme a noi, condividendo la nostra polvere e la nostra fatica. Tutto il Vangelo di oggi è un invito a scoprire che abbiamo il potere di scegliere la Vita, non perché qualcuno ci costringa, ma perché possiamo lasciarci attirare da qualcosa di più bello e di più vero.
Gesù parla di una porta. Immaginate la scena: Cristo non usa mai il piede di porco della colpa,
della minaccia o della paura per entrare nella nostra anima. Egli non forza mai la serratura della nostra libertà. Egli chiama, invita e conoscendolo un po’ direi anche che aspetta. Qui abbiamo il potere di smettere di spingere e di forzare le situazioni. La vita cristiana non funziona a spinta, non si basa sulla manipolazione, sulla forzatura, per creare dei bravi cristiani. Piuttosto, ci parla di una relazione tra pecora e pastore. Le relazione hanno la loro natura, crescono piano piano, come una pianta che ha bisogno del suo tempo. Pensate ad un’amicizia, ad un sano fidanzamento.
C’è una finestra e c’è una porta. Ma che cos’è, nella realtà di ogni giorno, questa finestra? È
la scorciatoia, la via storta, obliqua. È quando cerchiamo aiuto dall’oroscopo del mattino o
dall’amuleto perché il futuro ci spaventa e vogliamo un’illusione di controllo. È quell’arzigogolo
mentale, quella scusa che ci raccontiamo per giustificare un comportamento che sappiamo essere
sbagliato, ma che ci fa comodo nell’immediato. È il voler seguire Cristo, ma anche un po’ la logica
di questo mondo. Possiamo decidere di scendere da queste scuse e usare finalmente la porta: la via
maestra, lineare e semplice, quella della verità. Abbiamo il potere di obbedire alla vita così com’è,
accettando la realtà senza pretendere di piegarla continuamente ai nostri calcoli o ai nostri capricci. In questo istante io posso accorgermi che Dio non sta parlando a una massa anonima di
persone, ma sta parlando a me personalmente, alle mie difficoltà quotidiane, alle mie ferite specifiche. Io ho il potere di riscoprire la gioia di non essere un numero di protocollo o un cliente da soddisfare.
Sento quel momento in cui il cuore si lascia trafiggere e provo quella tristezza santa che non è
l’angoscia che schiaccia, ma è quell’attimo di verità che mi fa dire: ecco dove mi sono perso, ho capito che me la stavo raccontando.
Questo dolore mi riorienta verso Cristo e mi accorgo che Lui mi chiama per nome perché mi
conosce nel profondo. Io posso finalmente abbandonare l’idea di una fede fatta di bacchettate da
dietro. Cristo è il pastore che cammina davanti a me, apre la pista, affronta per primo le insidie. Io
scelgo di seguirlo perché la sua voce mi rende felice, perché mi fido di Lui, non perché ho paura del
bastone. La mia vita cristiana funziona così: come una relazione tra me e Cristo che cresce attraverso la frequentazione, fino a distinguere chiaramente l’invito di una Voce viva che mi ama.
Gesù dice ancora: Io sono la porta. Lo ripete due volte. Immaginiamo le semplici porte per
cui passiamo tutti i giorni, un passaggio che separa due ambienti. Cristo è un varco di luce che ci
permette di uscire dalle zone d’ombra della nostra esistenza, da quelle abitudini che ci incupiscono. Anche davanti alla morte, possiamo cambiare sguardo. Come quel lavoratore in treno, con gli occhi lucidi per il padre morto di recente: senza Cristo la morte è un muro di cemento armato contro cui sbattiamo la testa senza speranza. Ma con Lui possiamo scegliere di vedere una porta aperta. Cristo ha trasformato la realtà più tragica da un fine corsa brutale a un incontro atteso. Possiamo imparare fin da ora a riconoscere quella Voce familiare, così che quando arriveremo al varco finale non avremo paura di un estraneo, ma correremo verso un amico.
«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza}. Qui sta la nostra scelta più
grande. Possiamo decidere di smettere di accontentarci di una vitarella da quattro soldi, fatta di piccoli compromessi e tristezze quotidiane che ci logorano l’anima. Il ladro — l’idolo, l’egoismo o le dipendenze — ha il solo scopo di rubarci la bellezza. Un idolo è per alcuni tutto ciò a cui diamo il
potere di decidere se valiamo qualcosa: il successo, il giudizio degli altri, il bisogno di avere sempre ragione, il voler mostrare che non sbagliamo mai. Queste cose ci derubano della pace perché ci costringono a una recita continua. Come ogni peccato è un atto autodistruttivo perché ci toglie ossigeno. Possiamo scegliere di non distruggerci più. Non perché una norma ce lo proibisce, ma perché abbiamo il potere di volerci bene con lo stesso amore con cui Dio ci ama. Seguire il Buon
Pastore non è un sacrificio che ci toglie la libertà, ma è poter finalmente uscire dagli inganni che ci
svuotano per entrare in una vita autentica e abbondante. Che il Signore ci dia la grazia di sentire
quanto è bello stare con Lui, senza forzature, nella libertà di chi sa di essere, finalmente, a casa.
