6a Domenica di Pasqua – Anno A –– Non vi lascerò orfani – Gv 14,15-21 (Rito Romano)

Gv 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Omelia
Padre Federico Macchi, L.C.

Continua il discorso di addio di Gesù, che ha un compito, rassicurare i discepoli dopo la sua partenza. Ecco allora un’altra rassicurazione: «non vi lascerò orfani». Il Padre invierà un Paraclito, cioè lo Spirito Santo, lo Spirito di Verità, che è anche lo Spirito di Cristo o l’Amore che unisce il Padre ed il Figlio. Questa parola, Paraclito, va un po’ spiegata. Para-kaléō si traduce in latino ad-vocatus. Nel primo secolo in un processo la persona doveva rispondere in prima persona. Se però aveva la possibilità economica poteva chiamare a lato un paraclito, un avvocato difensore che gli suggeriva come rispondere. Diventa ancor più suggestivo pensare che Satana significa esattamente il contrario, l’avvocato dell’accusa. Non è solo esegesi, sono indicazioni per la nostra vita. Un primo aspetto è che lo Spirito Santo consiglia, ma non sostituisce. Come buon Padre educa, ma non agisce al posto tuo. Questo perché ogni atto cristiano per essere tale deve essere libero. Lo Spirito Santo non obbliga mai, lascia sempre liberi di scegliere. Non usa il verbo dovere, ma quello potere. Inoltre, ci vuole maturi, adulti. Non ci tratta da bambini. Non agendo al posto nostro ci stimola a tirar fuori le nsotre capacità, scelte, la nostra responsabilità. Come un padre che insegna al figlio, lo educa, lo fa crescere, «insegnandogli ogni cosa» come dice un altro passo del Vangelo di Giovanni (16,34). È quindi colui che suggerisce su ogni cosa, ed essendo lo Spirito d’amore che unisce Padre e Figlio, è Colui che insegna come fare ogni cosa con amore. Anche le azioni più comuni e quotidiane: rispondere al telefono, fare la spesa, studiare, visitare qualcuno, ma con amore. Un altro aspetto intrigante è la Paternità della Santissima Trinità. Viviamo in una società che ha smarrito il ruolo paterno, quasi denigrandolo. Papa Francesco aveva coniato un termine per parlare di un’umanità in stato di «orfananza». Il mondo ci parla di una liberazione dal padre, ma questa, invece di farci bene, ha fatto mancare l’identità, il diritto di stare nel mondo, la consapevolezza del proprio statuto e missione che un padre trasmette. La psicodinamica invece di liberazione parla piuttosto di “delirio infantile di onnipotenza”. Un bambino lasciato a sé stesso non diventa migliore, anzi. Ma non finisce qui. Il mondo ci dice essenzialmente che siamo «soli», che non c’è nessuno che ci accoglie, che non c’è nessuno che ci aspetta. È lo spirito del mondo, che crea in noi un vuoto angosciante. Orfani alla nascita, come possiamo rispondere alla domanda: «da dove veniamo»? Soli alla mèta, «dove andiamo?». La risposta di Dio è che abbiamo un Padre. Un Padre che ci accoglie e sprizza di gioia al momento del Battesimo. «Questi è il figlio mio l’amato, il lui ho posto il mio compiacimento (Mt 3,17). E abbiamo un Padre che ci aspetta, presso il quale Gesù è andato a preparaci una dimora (cf. Gv 14). E questo Padre ci accompagna silenziosamente, discretamente, ma realmente in ogni passo. È lo Spirito Santo, che ha bisogno solo di esser consultato e invocato, chiamato a lato. La gioia oggi è non scoprirsi orfani e l’invito e di fare dello Spirito Santo il nostro avvocato. Non siamo orfani. Abbiamo Maria, che ci accoglie come figli ed abbiamo un Paraclito che ci insegna ad amare, a diventare adulti. Egli ci insegna a sentirci figli del Padre. Egli ha il bellissimo compito di rendere la nostra Comunione con Cristo sempre più intima e vitale. Egli ha come missione di condurci con pazienza al definitivo incontro col Padre.

Omelia – Seconda riflessione
Padre Federico Macchi, L.C.

Continua il discorso di addio di Gesù, che ha un compito, rassicurare i discepoli dopo la sua partenza. Ecco allora un’altra rassicurazione: «non vi lascerò orfani». Il Padre invierà un Paraclito, cioè lo Spirito Santo, lo Spirito di Verità, che è anche lo Spirito di Cristo o l’Amore che unisce il Padre ed il Figlio. Gesù parte è vero, ma ci lascia una guida formidabile. Lo Spirito Santo è discreto e silenzioso. Infatti, è umile. Più avanti nel Vangelo si dirà che «non parla di sé». Il suo compito è quello di parlarci di Gesù, di parlarci di ciò che ha ascoltato dal Padre. Il suo compito è quello di condurci a Gesù e al Padre, non a se stesso. Egli insegna ogni cosa. Insegna a compiere ogni cosa con amore. È la sua natura. Altre volte si parla di Lui come lo Spirito d’Amore o dell’Amore che unisce Padre e Figlio. Questa è la formidabile guida che ci viene lasciata per il tempo della Chiesa, quel tempo in cui ci troviamo, dopo la Resurrezione e Ascensione di Gesù, fino al Suo ritorno. No, non siamo orfani. Gesù compie le sue promesse. Questa guida è Dio stesso, che possiamo chiamare a lato. Questo significa quello strano nome con cui lo chiama il Vangelo: Paraclito, letteralmente chiamato-a-lato. Possiamo andare nella vita da soli, a tentoni, oppure possiamo affrontare la scalata con una guida esperta che ci indica il cammino. Lo Spirito Santo è quella guida potente e discreta, che aspetta solo di essere interpellata. Non interviene se non è scomodato. Né agisce al posto nostro. Eppure possiamo veramente farne a meno? Egli è lo Spirito che abita nel cuore del Figlio, di Cristo stesso. Se la vita cristiana è un progressivo conoscere Cristo, beh, è lui il maestro di cui abbiamo bisogno. Non ci ha lasciati orfani. Lo Spirito è accessibile ma non a tutti: «il mondo non lo può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce». Se vogliamo ricevere lo Spirito Santo abbiamo bisogno di non essere secondo il mondo. Lo Spirito è incompatibile con una realtà che vive per sé stessa, per autoalimentarsi e quand’è così non si lascia afferrare. Lui non parla di sé, né conduce a sé. Non è seducente. Il mondo non lo vede proprio. Amore e visione sono due realtà collegate. Vediamo subito ciò che ci è familiare, ciò che abbiamo a cuore. Altre cose possono trovarsi sotto il naso e non le vediamo. Accade spesso di trovarci chiusi nei nostri pensieri, nelle nostre paure o interessi, e la persona accanto a noi, coi suoi bisogni, non la vediamo davvero. Diciamo espressioni come «non lo vedi proprio». Il mondo è abituato a vedere solo ciò che può controllare. Lo Spirito, invece, non impone, è sempre spirito di libertà. Lo Spirito non è mai assente, ma non si lascia ridurre a qualcosa che possiamo usare o controllare. Il mondo lo perde quando pretende di bastare a se stesso, quando misura tutto solo su ciò che serve immediatamente, su ciò che produce vantaggio o sicurezza. In quel caso, semplicemente, non lo riconosce più. In una parola, le logiche del mondo e quelle dello Spirito sono incompatibili. Le prime ci parlano a partire dalle nostre paure, ci spingono a cercare rassicurazioni. Affermano la mia persona. Dicono: «adesso ti faccio vedere io», «tu non sai chi sono io», di trovare rassicurazioni. Sono fatte di assolutizzazioni e di banalizzazioni. Lo Spirito ci parla di Cristo, della gloria che viene dalla Croce, non ama assolutizzazione e banalizzazioni, ma ama la generosità. Ama l’umiltà. E soprattutto ci toglie le nostre paure, ridandoci fiducia nella Provvidenza. Lo Spirito ha molti segni di riconoscimento. Se altrove i segni che indicano la sua presenza sono la gratitudine e l’unità, oggi il Vangelo ci ha detto che «non siamo orfani». Lo Spirito mette nel cuore la fiducia nel Padre e della certezza di non esser soli. Potremmo iniziare invocandoLo prima di iniziare un’attività. Potremmo iniziare da una Novena per chiederne la Sua venuta. In fin dei conti è proprio ciò che Gesù ha chiesto agli Apostoli il giorno dell’Ascensione (cf. Lc 24,49).