At 1,1-11
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino
al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni,
apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Mt 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro:
«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i
popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando
loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo».
Omelia
Padre Federico Macchi, L.C.
Oggi celebriamo l’Ascensione, ed è uno dei pochi momenti dell’anno in cui nella liturgia la
prima lettura prende più attenzione del Vangelo.
Il primo aspetto su cui vorrei soffermarmi, col rischio di ripetermi un po’ è l’Ascensione,
ovvero Gesù che ritorna al Padre. Gesù completa il cammino. Colui che era disceso dal Cielo ritorna
al Cielo. Non posso fare a meno di far notare che il cristianesimo ha una dinamica contraria a quella delle filosofie e religioni. In tutte l’uomo cerca il modo di superarsi, tirare fuori il meglio di sé, di legare a sé la divinità. Da lì deriva il termine religione, da ri-legare. Il cristianesimo no. È Dio che si abbassa, che lascia il Cielo, si fa uomo, subisce le conseguenze del peccato. E lo fa per amore
dell’uomo, perché l’uomo non aveva la forza per quell’innalzamento. No, nel cristianesimo è Lui che viene a prenderci.
Ed è sempre Lui che ci apre la strada al passaggio definitivo, quello della dimora con il Padre.
Anche quella strada non potevano percorrerla gli uomini, se Cristo non l’avesse riaperta per noi. Dopo il peccato di Adamo ed Eva quella strada era rimasta chiusa. È Cristo che la riapre. È su Cristo che il Cielo è aperto, nel Battesimo, nella Trasfigurazione, e oggi finalmente ritorna da dove era uscito, dal seno del Padre. Là, dice il Vangelo secondo Giovanni è andato a preparare una dimora per tutti noi.
E questo è consolante, ma anche un orientamento sicuro per ogni vita. Una delle domande più
importanti è sapere dove andiamo, dove siamo diretti. Questa è la mèta per ciascuno di noi, la
Comunione eterna col Padre, Figlio e Spirito Santo. E sapere devo siamo diretti ci permette di
impostare il navigatore, così ci si chiariscono le strade da percorrere. Interrogarsi sulla fine non è un esercizio astratto. Non riguarda solo “quello che verrà”, ma ci aiuta a vivere bene l’oggi. Ed io potrei chiedermi: le mie decisioni hanno come meta il Cielo?
Un secondo modo di leggere l’Ascensione è la grande, enorme fiducia che il Signore ripone
in ciascuno di noi. Finita la sua missione inizia la nostra. Egli affida il raggiungimento di Dio e della
verità a tutte le genti a noi. E per questa missione ci assicura la sua assistenza: «Egli è con noi fino
alla fine del mondo». Non in senso sentimentale, che va un po’ di moda, ma per la missione.
Il testo però ci dice che i discepoli «dubitavano». Letteralmente sarebbe «oscillavano». Non
vuol indicare tanto una mancanza di fede, quanto piuttosto il disorientamento di chi non sa bene cosa fare con questa cosa. La Chiesa non partirà subito in quarta, occorreranno ancora dieci giorni. Sarà la discesa dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste a trasformare questi uomini incerti, che fanno fatica a capire in delle macchine da apostolato. Nel mezzo viene un tempo di preghiera, di attesa, di una comunità coesa. Concorde o unanime dice il testo (At 1,14). È l’indicazione che il Signore ha dato loro nel giorno dell’Ascensione alla fine del Vangelo di Luca, di attendere l’arrivo dello Spirito. Questa attesa, che durerà dieci giorni, costituisce la prima novena cristiana. Anche noi possiamo chiedere allo Spirito che venga a suggerirci come usare, cosa fare con la Resurrezione che Cristo ha portato nelle nostre vite.
